La Madonna del Carmine

La Madonna del Carmine

Ecco, una nuvoletta, grande come una mano d’uomo, sale dal mare[1]

 

 

Il culto della Madonna del Carmine non è collegato a un avvenimento della vita di Maria: esso ha avuto origine nei primi tempi del cristianesimo, quando numerosi eremiti si ritiravano sul monte Carmelo (dove sarebbe poi istituito l’Ordine dei Carmelitani) per pregare e meditare.

Il monte Carmelo era stato il luogo di una profezia di Elia che, vedendo apparire una piccola nuvola lontana che si ingrandiva avvicinandosi, ne rivelò ai suoi discepoli il significato simbolico, e cioè la futura nascita di Maria, che pur essendo umana sarebbe stata «libera da ogni peccato», così come la nuvoletta leggera che, nata dalle acque amare del mare, non era amara, ma portatrice della sospirata acqua dissetante dopo la siccità; rivelò inoltre il tempo in cui sarebbe nata, la sua professione di verginità, l’incarnazione e la nascita dal suo grembo di Dio sotto sembianza umana[2].

 «In quella nube piccola come una mano d’uomo tutti i mistici cristiani e gli esegeti, hanno sempre visto una profetica immagine della Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo»[3].

Karmel significa giardino e questo monte è stato considerato il giardino verdeggiante della Palestina e simbolo di fertilità e bellezza. «Secondo Matteo l’Evangelista anche Maria vi fu trasportata una volta [sul monte Carmelo] da un angelo, a cui chiese se quello fosse il Paradiso. L’angelo le rispose che non lo era, ma che la beltà del luogo le sarebbe stata accordata se Ella avesse fatto voto di verginità»[4].

Fin dai primi tempi del cristianesimo monaci alla ricerca di solitudine si ritiravano sul monte Carmelo, abitando nelle grotte o costruendosi delle casette. La comunità crebbe in modo considerevole quando ad essa si aggregarono pellegrini giunti a seguito delle crociate, portando anche usi e costumi occidentali e rendendo perciò necessaria un’organizzazione più adatta[5]. Memori della profezia simboleggiata dalla nuvoletta del profeta Elia che si era avverata, ne diventarono devoti. Avendo, come Maria, fatto voto di verginità, si consideravano suoi fratelli[6]. Costruirono un recinto in muratura racchiudendovi tutte le casette e al centro costruirono la cappella in onore della Madonna. 

Nel 1238 i monaci si trasferirono in Europa in seguito a diversi avvenimenti: le continue scorrerie e martiri perpetrate dai musulmani che avevano riconquistato la Palestina e la visione della Madonna, che li invitava al trasferimento, avuta dal superiore dell'Ordine. Gli ultimi frati che erano rimasti sul monte Carmelo vennero trucidati nel 1291[7]. In Occidente fondarono diversi monasteri: Messina e Marsiglia nel 1238; Kent in Inghilterra nel 1242; Pisa nel 1249; Parigi nel 1254[8].

Nel 1251 san Simone Stock, ebbe una visione nella quale Maria, apparsa fra una moltitudine di angeli gli consegnò lo scapolare dicendogli che era quello il privilegio che concedeva a tutti i Carmelitani: chi fosse morto indossandolo non avrebbe patito le pene del fuoco eterno. Lo scapolare era una parte importante dell’abito già indossato dagli appartenenti all’ordine, e precisamente di quello detto superumerale, che vuol dire «sopra le spalle», (da scapola, la parte anatomica del corpo umano). Nell’ambito dei simboli del cattolicesimo va inquadrato fra i cosiddetti sacramentali, ossia di «quei santi segni tangibili istituiti dalla chiesa (non da Cristo) che rendono il fedele partecipe della linfa vitale del Corpo Mistico di Cristo, come l’Acqua santa, il Rosario e soprattutto la santa Croce». Fin dal secolo XV questo dono si legò al privilegio sabatino che consiste nella promessa della salvezza dall’inferno, per coloro che lo indossano e la liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte[9].

La ricorrenza liturgica è il 16 luglio, giorno dell'apparizione a San Simone Stock.

La Madonna del Carmine è stata sempre rappresentata con Gesù Bambino in braccio o in grembo che porge lo scapolare e con la stella sul manto, che nelle icone orientali simboleggia la sua verginità. È Onorata anche come Madonna del Suffragio per la promessa fatta con lo scapolare, e a volte è raffigurata nell’atto di trarre le anime purificate dalle fiamme dell’espiazione del Purgatorio.

Il culto per la Madonna del Carmine fu introdotto a Gragnano da Padre Alberto Comparato, «di antica ed illustre famiglia gragnanese»[10], che fu reggente degli studi e priore del convento del Carmine Maggiore di Napoli e ministro provinciale per 14 anni[11]. Nel 1545 fondò il primo nucleo del convento in località li Paragalli, oggi Trivioncello; nel 1555 trasferì il convento nella sede attuale, situata sopra un alto costone roccioso alla confluenza del torrente Vernotico con quello proveniente da Pimonte[12]. Il convento fu grancia di quello napoletano del Carmine Maggiore fino al 1725[13].


[1] Libro I dei Re, 18, 44 in AA.VV., La Bibbia di Gerusalemme, Bologna, Edizioni Dehoniane, 1999, p. 650

[2] Riboti F., Il mistero della nuvoletta, in Geagea N. (a cura di) Testi Mariani. Antologia Carmelitana sulla B. Vergine Maria, Roma, Edizioni OCD, 1996 , pp. 70 - 71

 [3] Borrelli A. (a cura di), Beata Vergine Maria del Monte Carmelhttp://www.artcurel.it/ARTCUREL/

MARIAMADREDIDIO/beataverginemariadelmontecarmelo.htm, 15 aprile 2012

[4] Baconthorpe G., Laus Carmelitanum, in Geagea N. (a cura di), Testi Mariani. Antologia Carmelitana sulla B. Vergine Maria, op. cit., p. 57

[5] Reali A. M., Così parlò la Madonna del Carmine, Roma, Scuola Tipografica Monte Sacro, p. 20

[6] Riboti F., Il mistero della nuvoletta, in Geagea N. (a cura di), Testi Mariani. Antologia Carmelitana sulla B. Vergine Maria, op. cit., p. 71

[7] Idem, op. cit., pp. 22 - 24

[8] Borrelli A. (a cura di), Beata Vergine Maria del MonteCarmelohttp://www.artcurel.it/ARTCUREL/

MARIAMADREDIDIO/beataverginemariadelmontecarmelo.htm, 15 aprile 2012

[9] AA VV, La Madonna del Carmine, a cura del Centro Interprovinciale dei Carmelitani Scalzi, Roma, Edizioni OCD, II edizione riveduta e corretta, 2011, pp. 14 - 18

[10] Liguori A., Gragnano Memorie archeologiche e storiche, Pompei, Scuola tipografica pontificia, 1955, p. 205

[11] D’Andrea G. G., S. Maria del Carmine di Gragnano, Napoli, Tipografia Laurenziana, 1982, p. 13

[12] Di Massa G., Il Carmine di Gragnano, Castellammare di Stabia, Nicola Longobardi editore, 2003, p. 3

[13] D’Andrea G. G., S. Maria del Carmine di Gragnano, op. cit., p. 16